Camminare nel buio, tornare alla luce
Ci sono ospiti che non vengono al Tabià una volta sola.
Tornano.
Ogni estate, quasi fosse un appuntamento preso molto tempo fa, e rinnovato senza bisogno di parole.
Con loro sono nate abitudini semplici, che qui sembrano naturali.
Una delle più belle è quella delle passeggiate serali, a volte notturne, nei dintorni del Tabià.
Si parte sempre all’imbrunire.
Niente sentieri pericolosi, niente lunghe distanze. Solo i boschi che circondano la baita, quelli che conosco bene, quelli che sanno accogliere senza mettere alla prova. Si cammina in gruppo, con una torcia in mano, facendo abbastanza rumore da farsi sentire. Non per disturbare, ma per dire: ci siamo anche noi.
Nel buio il bosco cambia voce.
I rumori diventano più intensi, a volte reali, a volte solo immaginati. Un ramo che si spezza, un fruscio tra le foglie, il passo che rallenta senza nemmeno accorgersene. Qualche volta è capitato di incrociare una volpe, rapida e silenziosa, che attraversa il sentiero e sparisce subito dopo. Emozione e adrenalina si mescolano, ma non c’è paura. C’è rispetto.
Queste passeggiate non sono mai state una sfida.
Sono un modo per sentirsi parte del luogo, per ricordarsi che qui la natura non è uno sfondo, ma una presenza viva.
E poi c’è l’altro lato di queste giornate: la luce piena.
I pranzi all’aperto, le grigliate improvvisate, le tavolate lunghe con amici e parenti. Il cibo che cuoce piano, le risate, il panorama che non stanca mai. Il puro piacere di stare insieme, senza dover correre via.
Sono momenti così che mi fanno capire cosa significa davvero vivere il Tabià.
Non fare tante cose, ma fare bene le cose semplici.
Camminare, mangiare insieme, guardarsi intorno, aspettare che il giorno finisca.
Ed è forse per questo che chi viene una volta, poi torna.
Perché qui il tempo non si riempie.
Si condivide.
