La storia dello Zio Giulio

Lo Zio Giulio: la storia d’amore che abita questo Tabià

Ci sono persone che non hanno bisogno di parole grandi per lasciare un segno.
Lo fanno con i gesti, con la costanza, con il lavoro silenzioso che dura una vita intera.
Per me, quella persona è lo Zio Giulio.

Quando vi parlo del Tabià Stalon, non posso farlo senza parlare di lui.
Questo luogo non è soltanto una baita immersa nei boschi di Solan: è il risultato di una storia lunga, fatta di sacrifici, di cura e di un amore profondo per queste montagne.

 

La sua vita qui: fatta di lavoro, radici e dedizione

Lo zio Giulio ha dedicato la sua vita al lavoro.
Non un lavoro qualunque, ma quello che nasce dall’appartenenza, dal voler mantenere vivo qualcosa che parla di famiglia, di tradizione, di identità.

Ricordo le sue mani: forti, segnate, ma sempre precise.
Ogni giorno aveva qualcosa da sistemare, un dettaglio da migliorare, una trave da controllare, un pezzo di storia da proteggere.
Il Tabià era la sua creatura.
Ci entrava e lo guardava con un orgoglio discreto, quello di chi sa che la fatica non è mai sprecata quando lascia qualcosa di buono.

Grazie a lui, oggi qui si respira una pace che non è casuale.
È una pace costruita, scelta, coltivata.
Una pace che ha il rumore del legno, dell’acqua che scorre vicino, del bosco che cambia colore con le stagioni.

L’eredità che porto nel cuore

Quando lo zio Giulio ha deciso di donarmi il Tabià, ho capito quanto questo luogo significasse per lui.
E quanto fosse importante per me non solo accoglierlo, ma anche onorarne la storia.

Mi ha trasmesso la passione per le cose fatte bene, il rispetto delle tradizioni, l’idea che non bisogna avere paura della fatica quando si ama ciò che si fa.
Ogni volta che sistemo qualcosa qui, ogni volta che accendo la stufa, che apro le finestre al mattino, che accolgo nuovi ospiti… penso a lui.
Penso a quanto sarebbe felice di vedere il Tabià vivo, abitato, amato.

 

Una storia che vi appartiene, se vorrete

Vi racconto tutto questo perché chi arriva qui non trova solo una baita in montagna, ma una storia vera, fatta di mani, di legno, di cuore.
Dietro al nome “Tabià Stalon”, che è stato lui stesso a scegliere, c’è la sua impronta.
C’è un’eredità silenziosa che cerco ogni giorno di custodire con il rispetto che merita.

E forse sapere questo vi farà guardare questo posto con occhi nuovi.
Perché le case, quando custodiscono amore, sono più di un tetto e quattro pareti.
Sono un abbraccio che arriva da lontano.

E questo Tabià, grazie allo zio Giulio, è proprio così.

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